Intervista Art Tribune

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IN ZONA GARIBALDI, IL NUOVO SPAZIO ESPOSITIVO DI GAIA BIANCHI E ANDREA ZARDIN APRE CON UNA PERSONALE DELL’ARTISTA PIACENTINA BRIGITTA ROSSETTI: TRA INSTALLAZIONE, SCULTURA E PITTURA, SI CREA UN DIALOGO SOTTILE TRA L’UOMO E L’AMBIENTE CHE LO CIRCONDA.

Il progetto nasce dall’impegno di Gaia Bianchi e Andrea Zardin, due giovani protagonisti del panorama contemporaneo milanese: apre così la nuova Bianchi Zardin Contemporary Art, una galleria che ha tutte le intenzioni di inserirsi nella scena artistica portando con sé quel qualcosa in più. “Non solo uno spazio espositivo: la galleria si pone come punto di incontro per professionisti e appassionati, con un fitto calendario di eventi aperti al pubblico per generare dialoghi e contaminazioni artistiche”, spiegano gli organizzatori. “Con un occhio di riguardo alla promozione dei giovani talenti, sia italiani sia internazionali, attraverso una nutrita rete di collaborazioni con Istituzioni pubbliche e private, in Italia e all’estero”. La sede della nuova galleria sorge in via Maroncelli, zona Garibaldi: tra i quartieri più innovativi di Milano, a pochi passi da Fondazione Feltrinelli.

BIANCHI ZARDIN CONTEMPORARY ART: LA PRIMA MOSTRA
 
A inaugurare lo spazio è Brigitta Rossetti (Piacenza, 1974), artista da sempre interessata alle pratiche di riuso nella creazione di sculture e installazioni, assieme a una predilezione per gli oggetti abbandonati e recuperati, materiali grezzi, organici, industriali e di scarto. Alla Bianchi Zardin Contemporary Art porta Gli stivali di Peter Pan, un’installazione realizzata con materiali di riciclo che dà il nome all’intera mostra. Una sorta di passe-partout per un luogo metafisico che rappresenta lo spazio introspettivo di ognuno e nel quale ogni visitatore può riconoscere una parte di sé. L’intera mostra è impostata per suggerire forti connessioni con il mondo naturale, riscontrabili anche nelle opere Lost Spring e La stessa isola di prima, attraverso le quali l’artista immerge lo spettatore in un dialogo tra elementi naturali e artificiali, una rappresentazione in scala ridotta di quel legame precario dell’uomo con la natura. Come in Incomprenhsibile, un giogo ridipinto e riconvertito a una nuova funzione: il suo messaggio è ricordare che “ciò che sembra non è ciò che è”. Il soggetto umano, pur non essendo raffigurato, è al centro dell’ultimo lavoro di Brigitta Rossetti, chiamato a misurarsi con l’ambiente esterno e ribaltare il proprio punto di vista sulle cose.

-Giulia Ronchi


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