FORME PENSIERO

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FORME PENSIERO
Mostra personale di Arjan Shehaj
Testo e curatela di Marco Tagliafierro


Inaugurazione giovedì 18 novembre 2021 dalle ore 11.00 alle ore 21.00
19 novembre 2021 - 29 gennaio 2022

Via Pietro Maroncelli 14 - Milano



BIANCHIZARDIN CONTEMPORARY ART è lieta di presentare l’esposizione personale dell’artista albanese Arjan Shehaj (Patos, Albania, 1989).
Arjan Shehaj propone la purezza del gesto, una volontà di disegno, una semplicità compositiva che nasce innanzitutto dalla necessità di scoperta, dove ogni linea appare come un immaginario percorso in un cammino iniziato da tempo. Attraverso una riduzione del linguaggio artistico a segno, fine ultimo dell’artista è quello di cogliere il concetto puro e la realtà nella sua struttura essenziale.
Una conoscenza dei mezzi della rappresentazione che lo portano a creare realtà che prima di tutto sono novità per la stessa mano che le ha concepite, come se ogni volta la superficie pittorica fosse tabula rasa. Dipinti gestuali in apparenza irregolari e caotici, in realtà impalpabile raffigurazione di un’irregolarità controllata, attraverso la rappresentazione e sconfitta di un caos mentale concepito come condizione universale, il cui effetto finale è fruibile sulla superficie prescelta.
Si tratta di semplici linee che, con costanza e visione individualistica dell’artista, arrivano a disporsi secondo un tracciato di consapevolezza e di lentezza e che, attraverso un processo di rigorosa sintesi e pulizia della superficie, da dure e rigide si trasformano in vibranti, sottili e tenere, ottenendo così una superficie dotata di struttura e sensibilità, a partire dalla caotica energia di partenza.
Ogni passaggio di tratto diventa lento accadimento, un fatto che si palesa nell’atto stesso del compimento, uno stupore che appartiene innanzitutto all’artista stesso.
Non si tratta di semplici astrazioni, ma di libere azioni a fondamento di questa narrazione, nella quale è immediatamente riscontrabile il più grande dilemma umano: quella sintesi tra l’inizio e la fine, al limite di un confine sempre più labile tra immaginazione e realtà, tradizione e avanguardia.
Shehaj misura l’uomo nella sua dimensione primordiale, a partire dalle linee che lo uniscono, dalla struttura geometrica che diventa tanto chiara quanto irreale, attraverso un’arte che si rivela essenzialmente antropometrica, grazie a forme geometriche che vivono tra la dimensione irreale della superficie e l’estensione della vita reale.

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